29 Nov Niccolò Cipriani

La moda circolare è davvero possibile?
Se ridurre gli sprechi alimenta una delle direttrici fondamentali ed irreversibili per esercitate opzioni responsabili, anche con il fine di preservare le risorse e di contenere il carico inquinante, trasformare un comportamento virtuoso in un processo economico profittevole non è assolutamente scontato. E’ invece quello che Rifo’ – un laboratorio operante nel cuore del distretto toscano del tessile – pratica quotidianamente dal 2017, trasformando tessuti rigenerati da lana, cashmere e denim in capi ed in accessori di alta qualità. Un modo intelligente per trasformare gli scarti – oramai frutto anche di consumi compulsivi ed in eccesso: ben cento miliardi di vestiti (stima di Rifo’) che ogni anno finiscono anche per pesare sull’equilibrio ambientale oltre ad alimentare uno spreco economico – in una nuova risorsa, equivalente ad una componente decisamente positiva sia del conto economico che del bilancio ambientale. Una perfetta sintesi tra sviluppo sostenibile e tradizione – quella antica del “cenciaiolo” – che associa il riciclaggio di lana e cashmere a saldi positivi di risparmio ambientale, quotati anche attraverso la forte riduzione di approvvigionamenti primari e dell’uso di sostanze chimiche, e alimenta una attività che l’espressione di “moda circolare” rappresenta con grande efficacia con un esempio di autentica impresa resiliente, in un mondo di consumi fondato in larga parte ed ineludibilmente su fashion ed effimero.
Niccolò Cipriani, classe 1990, è figlio d’arte; nato in una famiglia impiegata nel tessile, laurea in economia e management alla Bocconi, si è occupato di imprenditoria sociale, microcredito e formazione in Vietnam nell’ambito dei piani di cooperazione e sviluppo per poi fondare, nel 201Z a Prato, l’azienda “Rifò” – che, oltre a produrre riciclando, opera anche attività di vendita e si occupa di consumi – con l’obiettivo di creare un modello di produzione sostenibile, fondato sulla rigenerazione dei tessuti usati e dismessi.
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