21 Mag Pietro Faraguna

Il 2 e 3 giugno 1946, quasi 25 milioni di cittadini – donne e uomini per la prima volta in un voto nazionale – ricevettero due schede elettorali: nell’una erano chiamati a sciogliere la questione istituzionale (Monarchia o Repubblica?), nell’altra a eleggere i deputati all’Assemblea costituente. L’esito è noto, ma è meno noto il fatto che il risultato di un voto ha influito – e continua a influire – sul frutto dell’altro voto. La forma repubblicana, scelta dalla maggioranza degli italiani, fu un limite esterno all’azione dell’Assemblea costituente, ed è ancora oggi il più evidente espresso limite al Parlamento, persino nell’approvazione di modifiche costituzionali (“Art. 139 Cost.: la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”). Ma cos’è la forma repubblicana? E’ solo la scelta tra un Re e un Presidente della Repubblica? In che modo l’una scheda, distribuita il 2 giugno, continua a guidare, limitare, illuminare l’ordinamento costituzionale frutto dell’opera dei Costituenti eletti con l’altra scheda?
Pietro Faraguna
Pietro Faraguna è attualmente (2026) professore associato di diritto costituzionale e pubblico presso l’Università degli Studi di Trieste. Ha conseguito il dottorato presso l’Università di Ferrara ed è stato docente a contratto, ricercatore e assegnista di ricerca presso le università LUISS Guido Carli, Ferrara, Udine, Trieste. È stato Emile Noél fellow presso la New York University, visiting professor presso la Harry Radzyner Law School alla Reichman University. Tra il 2021 e il 2025 ha lavorato come stato assistente di studio alla Corte costituzionale della Repubblica italiana. La sua attività di ricerca si è concentrata principalmente sullo studio della identità costituzionale e sulla giustizia costituzionale. Su tali temi è autore di due monografie e di circa 150 pubblicazioni accademiche apparse su riviste giuridiche nazionali e internazionali.
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